Quando a FadPro ci chiedono di avviare un progetto formativo ambizioso, che vada oltre il solito elearning fatto di video-clip o, peggio, di slide con la voce narrante, mostriamo cosa abbiamo fatto nel campo della realtà aumentata e della realtà virtuale. Si tratta di progetti sviluppati per committenti “illuminati” che si sono resi conto, prima di altri, che la direzione non può essere che quella. La reazione è entusiastica, ma subito dopo ci viene chiesto.. “Meglio la realtà aumentata o la realtà virtuale?”

In questo breve articolo affronteremo questo dilemma del “formatore innovatore”, rimandando preliminarmente a questo articolo sulla differenza tra dispositivi per la realtà virtuale e per la realtà aumentata, anticipando però che una risposta univoca non esiste.

Di primo acchito la realtà virtuale colpisce di più. La magia di sentirsi dentro una scena che fino a qual momento avevo visto sullo schermo del computer colpisce e colpisce forte. Da lì, si tende a fare 2+2 e a fare la seguente congettura “se la sperimentazione stimola all’ennesima potenza l’apprendimento, e se questo strumento riesce a coinvolgere così tanto l’utente, che c’è di meglio della realtà virtuale per creare engagement nelle persone che devo far formare? Perché spendere centinaia di migliaia di euro per fare delle simulazioni reali quando posso creare delle postazioni VR in uno degli uffici?”.
Vero. Ma la risposta non è così scontata. Occorre considerare altri aspetti che potrebbero far propendere per l’altra tecnologia.

Quando la realtà aumentata è preferibile alla realtà virtuale

In certi circostanze la realtà aumentata può dimostrarsi più efficiente ed efficace della virtuale. Per questi tipi di progetto noi utilizziamo Moverio Bt-200

http://www.realtavirtuale.org/moverio-bt-200-occhiali-per-la-realta-aumentata-con-una-vocazione-per-il-training-industriale/

 

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Si pensi per esempio ai casi in cui ci è la necessità di collegare un flusso “in-formativo” (sia formativo che informativo) ad un oggetto reale, definibile “oggetto target primario” (OTP), contestualizzato in uno scenario uniforme e non complesso.

Per OTP si intende infatti un artefatto reale di vario tipo (un macchinario, un pannello di controllo, un impianto o una sezione, una catena di montaggio, un oggetto montabile/smontabile, ecc..) e in questi casi l’esigenza formativa è focalizzata e concentrata sull’apprendimento del suo funzionamento senza che lo scenario assuma particolare importanza. Ad esempio: devo insegnare ai miei operai a fare manutenzione su degli impianti o su sezioni specifiche di questi.

Non si ha la necessità specifica di creare uno scenario virtuale complesso e a far interagire l’utente con altre persone o situazione perché, si ribadisce, siamo interessati all’apprendimento di alcune azioni specifiche. Messo davanti all’impianto, con la realtà aumentata possiamo erogare a favore dell’utente una serie di contenuti in-formativi “agganciati” alle varie sezioni dell’impianto. Nello specifico quando l’operaio dotato di visori AR (occhiali con lenti trasparenti che consentono di muoversi liberamente in un contesto reale e che al contempo proiettano nella realtà dei contenuti digitali) guarderà qualcosa su cui deve essere addestrato, potrà vedere sovraimpressi nella realtà una serie di contenuti, quali per esempio:
a) una descrizione video del funzionamento generale dell’impianto che apparirà, magari, quando è lontano abbastanza da poterlo vedere nel complesso;
b) sempre a livello di impianto, con elementi digitali anche dinamici (frecce, sagome, ecc..) che vanno a soprapporsi all’impianto reale, potrebbero essere evidenziate le parti di cui si compone e i principali processi di funzionamento;
c) una volta che l’operaio di avvicina ad una determinata sezione dell’impianto verranno evidenziate le parti pericolose (es una leva da non toccare o un componente che potrebbe dare la scossa);
d) mostrato quello che non deve essere toccato, apparirà un avatar digitale che spiegherà all’operaio qual è il suo compito su quella parte di impianto, supponiamo un intervento manutentivo che comporti lo smontaggio di un tubo;
e) inoltre l’avatar eseguirà in diretta lo smontaggio del tubo, interagendo con la sezione tubulare su cui dovrebbe intervenire l’operaio;
f) successivamente, si chiederà all’operaio di spostarsi e guardare il pannello di controllo che monitorizza la situazione di quella parte di impianto;
g) quando l’operaio guarderà il pannello, ogni indicatore da tenere sotto controllo sarà evidenziato/sagomato in verde..anzi se il visore riscontrerà che una certa levetta non doveva essere abbassata invierà un alert alla centrale operativa;
h) al termine verrà proposto un test di valutazione dell’apprendimento.

 

realtà aumentata industriale

 

Naturalmente potrei riprodurre virtualmente l’intero impianto e ottenere il medesimo risultato. L’esperienza formativa sarebbe comunque efficace ma probabilmente non ugualmente efficiente.

Questa considerazione e il punto g) ci offre l’occasione per precisare un altro valore aggiunto della realtà aumentata. Questa è l’unica in grado di “leggere” e interagire la realtà, quella vera. Se il progetto AR è correttamente progettato e sono rispettati alcuni requirements legati all’ambiente, il mio visore mi potrà offrire un feedback sullo stato di alcuni oggetti, come l’esempio del pannello con un pulsante che non doveva essere premuto.

Va da sé che in alcuni casi la soluzione formativa migliore sia quella di riprodurre l’oggetto target primario (o una sua parte) in un aula dedicata alla formazione esperienziale. L’operario, invece di recarsi in un certo impianto, può fare quelle operazioni direttamente in azienda.

applicazioni moverio

Quando la realtà virtuale è indispensabile

Se però devo simulare una situazione in cui il fruitore può interagire x persone e z macchinari e che magari, tanto per fare un ipotesi e continuare con l’ipotesi di un impianto, dovrà affrontare una tempesta su una piattaforma petrolifera è meglio utilizzare una simulazione VR (realtà virtuale).

Questa è sicuramento più “esperienziale” e i visori VR, come Oculus Rift, offrono vari vantaggi. Con la potenza di questa tecnologia l’utente si trova immerso, anche emotivamente, in un contesto che è quello che si vuole sperimenti e con il quale si vuole interagisca con la massima libertà.

Gear_VR_thumb

E’ possibile inoltre inserire nell’ambiente virtuale anche della didattica. Per tornare alla piattaforma petrolifera vogliamo che il fruitore impari a riparare un tubo di conduzione, che riesca a farlo nell’incombenza di un evento atmosferico avverso e che nel frattempo impari la procedura di evacuazione nel caso la situazione peggiorasse, rapportandosi con il responsabile della sicurezza. Sappiamo che arriverà la tempesta ma non abbiamo spiegato, ancora, come comportarsi in questa evenienza.

Con la realtà virtuale abbiamo a disposizione varie opzioni per fare tutto ciò. Ribadiamo che l’utente in questo caso indossa un visore integrale e si “sente” effettivamente sulla piattaforma anche se sta nel proprio ufficio.

Per prima cosa possiamo chiedere al fruitore di andare nella parte della piattaforma, riprodotta eventualmente parzialmente, dove si trova la tubatura rotta. Possiamo far apparire le indicazioni su come fare l’intervento con una guida interattiva oppure inserendo un collega-avatar che mostri all’utente le operazioni da compiere. E’ possibile anche chiedere al fruitore di provare a sua volta ad effettuare la riparazione dandogli la possibilità di scegliere vari strumenti, tra cui, per esempio, una saldatrice.

E questo, quello della sperimentazione, è uno degli aspetti che è ben difficile fare con un corso AR.

Effettuata con successo l’operazione immaginiamo che il suo capo virtuale, sulla piattaforma, gli dica che sta arrivando una tempesta e che deve prepararsi a fare la stessa operazione. A quel punto potrebbe apparire un altro collega, supponiamo dell’HR, che gli chiede se intende andare in sala riunioni e seguire un corso sulle saldature in piattaforma in caso di temporale e studiare le procedure di evacuazione. Deciderà lui se seguire i corsi o meno. Propende per non fare quello sulla riparazione. Arriva la tempesta. Sbaglia ad effettuare il lavoro, l’errore a sua volta crea un problema più grosso che a catena fa esplodere una parte della piattaforma mentre impazza la tempesta. Scatta l’allarme. Tutti gli operatori devono adottare le procedure di evacuazione. Il nostro personaggio riuscirà a salvarsi seguendole in maniera corretta fino a lasciare la struttura con l’elicottero di soccorso..oppure potrebbe morire gettandosi per sbaglio in acqua.

Questo scenario catastrofico è stato riportato per mettere in luce altre particolarità delle simulazioni con la realtà virtuale (simulazioni VR). Con questa tecnologia è possibile “sperimentare l’errore”, anche se estremamente pericoloso. Un’azione può dar luogo ad una conseguenza (l’evento dannoso) che crea una reazione anche emotiva da parte dell’utente e che quindi sortisce il massimo effetto possibile di apprendimento esperienziale. Un conto è se un docente in carne ed ossa, in un corso in aula magari tenuto mesi prima, dice “attenzione a non fare questa cosa in queste condizioni”, un altro è fruire della didattica contestualmente all’ambiente di apprendimento (seppur virtuale) e magari ritrovarsi in balia delle onde se non si segue certe procedure. Non si sentirà il freddo dell’acqua ma vista e udito faranno la loro parte per offrire un feedback piuttosto convincente!

Altra caratteristica fondamentale della realtà virtuale nel training corporate, specie se l’azienda è grande e distribuita su varie sedi, è che con un minimo sforzo logistico è possibile uniformare la formazione. Sarà sufficiente creare delle postazioni di training VR – composte da una workstation, un visore e poco altro, costo indicativo 5’000-10’000 euro – che occupano 1 metro quadrato ciascuna e il gioco è fatto. Rimaniamo in ambito pretrolifero.

In conclusione.

La realtà virtuale sta trovando pratica applicazione in tutti quei contesti in cui l’immedesimazione, il realismo e l’immersione dell’utilizzatore nell’ambiente virtuale rappresenta un valore aggiunto perché fornisce degli stimoli quasi identici a quelli della realtà. Stimoli ai quali l’utilizzatore tenderà a rispondere in maniera altrettanto “naturale”. Questo la rende la migliore tecnologia a disposizione per tutto quello che concerne la simulazione della realtà e la formazione esperienziale tecnica.

Per questa ragione la realtà virtuale ha come campi applicativi d’elezione, ma non esclusivi, la formazione e la simulazione in campo medico, ingegneristico, economico, aeronautico ed architettonico.

 

elearning realtà aumentata

 

Inoltre rappresenta uno strumento con grandissime potenzialità per tutto quello che concerne la valutazione di prototipi e progetti architettonici e la simulazione di ambienti e scenari. Trasponendo in realtà virtuale modelli e progetti, l’utente potrà avere una chiara percezione della loro caratteristiche di forma, del loro funzionamento e della loro contestualizzazione in ambienti preesistenti come se fossero stati realmente realizzati.

La realtà aumentata è la scelta più efficiente quando non è meglio creare delle interazioni con degli oggetti reali ed il training è focalizzato su questi. Inoltre è la soluzione migliore in tutti i casi in cui si desideri far “leggere” la realtà al visore e condizionare dei feedback in virtù della situazione che riscontra.

Per informazioni scrivere a: info@fadpro.it