L’e-learning è cresciuto molto negli ultimi anni e sta continuando a farlo a ritmi elevatissimi. Sia in termini di mercato, sia per numero di fruitori, sia per qualità e tipologia di formati. Soprattutto nei Paesi più evoluti i vecchi e spesso noiosi corsi basati su slide e speeching stanno lasciando il campo a formati più evoluti, ingaggianti e efficaci.
Al vertice di questa piramide ci sono probabilmente le simulazioni con realtà virtuale. Pensiamo alla sicurezza sul lavoro. Perchè fare un corso in cui un docente spiega in maniera astratta e spesso non proprio coinvolgente di mettersi il caschetto quando grazie alla realtà virtuale puoi proiettare l’utente all’interno di un cantiere e fargli incontrare un resposabile della sicurezza che gli insegna, sul campo, cosa fare o non fare? Nel caso il responsabile della sicurezza potrebbe chiedere all’utente di recarsi presso la sala training in cui dovrà vedere video teorici come se fosse al cinema e non più segregato davanti al PC. Ma il punto è, perchè spiegare e basta quando adesso puoi far vivere delle esperienze? Perchè a valle della parte teorica non mandare l’utente sul cantiere e fargli sperimentare cosa può succedere se non usa i dispositivi di protezione individuale, ma senza alcun pericolo? E’ noto. Vivere l’esprienza e l’esperienza delle conseguenze ha un valore didattico infinitamente più elevato di qualsiasi spiegazione teorica di un un docente compassato e qualche slide.  Se si avverte la responsabilità del risultato del training, soprattutto in settori critici come quello della sicurezza, non è più possibile non porsi questi interrogativi.

Ma per chi ha queste responsabilità, per chi si occupa di formazione magari all’interno di un azienda in qualità di HR, c’è un altro nodo, importantissimo, e che crea un ostacolo verso questi nuovi scenari.

Come noto la formazione aziendale e professionale prescrive se non sempre, quasi sempre, un tracciamento delle attività compiute, secondo standard internazionalmente riconosciuti, come il vecchio SCORM ed il nuovo Tin Can (o xApi). Per il mondo aziendale e professionale è infatti richiesto, sia da policy aziendali che da normative e regolamenti, che vi sia prova dell’attività formativa svolta dalle persone coinvolte nel traning. E’ necessario che assolvimento degli obblighi formativi sia attestato, spesso tramite certificati.

Nel “vecchio elearning” questo aspetto non crea particolari problemi. Si inserisce un corso all’interno della piattaforma (LMS) come pacchetto scorm, si sistemano un paio di settaggi, si assegna lo statement richiesto e si associa alla generazione dell’attestato. Banale. Quando l’utente ha finito il corso sull’argomento x, questo manda un segnale SCORM all’LMS che a sua volta rende disponibile l’attestato per il frequentante.

Ma cosa succede se il mio contenuto, o meglio il cd “learning object” sta all’esterno della piattaforma come nelle simulazioni? Le simulazioni sono create con dei veri e propri “game engine” e generano un outuput complesso. Non sono “pacchettini” zip caricabili come un video corso sull’LMS, e oltretutto possono pesare tranquillamente gigabyte, non megabyte.

Per rispondere a questa problematica nel 2015, parallelamente allo sviluppo di alcune simulazioni in VR, FadPro ha realizzato, tra i  primi a livello internazionale, primissimi in Italia e Europa, un sistama prorpietario di integrazione tra simulazioni (desktop o VR, poco cambia) e LMS, chiamto SIM-LMS e che fa parte dell’ambiente di apprendimento integrado Fadpro (AAI), Tin Can based.

La formazione svolta su una simulazione VR grazie a questo sistema diventa full-compliant con la normativa di settore, malgrado il corso si trovi fuori LMS. L’utente è così  tracciato costantemente e quando compie delle azioni che prevedono il rilascio di un attestato all’interno di un LMS (es Moodle),  viene mandato un comando conforme agli standard internazionali previsti per il tracciamento. L’utente così si troverà sul suo profilo all’interno della piattaforma attestati ed il formatore avrà a disposizione i log necessari.

Chi si occupa di formazione quindi non ha più vincoli tecnologici per fare delle scelte di campo, ma solo il dilemma se proseguire con una formazione tradizionale old style sicuramente più “comoda” per chi i corsi deve produrli, o uscire dalla “comfort zone” e sperimentare qualcosa di innovativo ed efficace.